FESTA ROMANA

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Legio XXII

LEGIO XXII PRIMIGENIA PIA FIDELIS: HISPELLUM E L'ESERCITO ROMANO.

La Legio XXII Primigenia fu reclutata dall' imperatore Caligola nel 39 d.C. per la campagna contro la popolazione dei Chatti, ed era di stanza nella Germania Superior, a Mogontiacum (odierna Magonza), sul limes renano, come attestano anche le numerose iscrizioni ad essa pertinenti rinvenute nella regione. Sotto Domiziano, la legione acquisisce gli appellativi di Pia Fidelis Domitiana, per attestarsi successivamente con il solo epiteto Pia Fidelis. Ancora al tempo di Aureliano, questa legione era uno dei cardini della difesa militare della provincia, sotto il signum del Capricorno. Un'iscrizione riporta inoltre gli appellativi di Victrix e Constans riferiti alla Legio XXII. L'epigrafia ci assiste ancora una volta: conosciamo da un'iscrizione sepolcrale spellana il nome di Caius Appius Adiutor (CIL, XI 5273), che ricoprì il prestigioso incarico di centurione della prima coorte nella Legio XXII. Il nostro Adiutor, come ogni centurione che si rispetti, aveva dunque il compito di preparare e motivare gli uomini in vista della battaglia. Non c'è exercitus, infatti, senza un'adeguata exercitatio. Come ha detto un insigne studioso dell'argomento, "scopo principale dei legionari era quello di uccidere senza essere uccisi", ma per fare ciò occorreva una preparazione specialistica, un addestramento costante e intenso, che veniva praticato dai soldati ogni giorno: forse proprio così può spiegarsi il termine exercitus, che presuppone l'esercizio, la pratica attiva. Non dobbiamo perciò immaginare legionari di scarso livello, ma uomini allenati a dovere per i difficili e mortali compiti che li attendevano spesso alle frontiere, tra popoli inospitali e su campi di battaglia in cui nulla doveva venire lasciato al caso. Ogni legionario era pertanto addestrato per essere un combattente perfetto e capace di incutere terrore nel nemico ancor prima di affrontarlo faccia a faccia.
Cerchiamo di comprendere, però, che cosa fosse una legione. La legio si distingueva per essere l'unità basilare dell'esercito romano, impegnata nelle principali attività di offesa e difesa nei confronti del nemico, nella penetrazione nel territorio con la creazione di accampamenti, cioè castra, permanenti e non, e nella realizzazione di strutture funzionali all'attività bellica ma con risvolti inevitabili nella vita delle comunità cittadine: strade, ponti, acquedotti, lunghe mura difensive, ma anche costruzione di templi, di edifici pubblici qualora la manodopera "civile" non fosse disponibile.
L'elemento più caratteristico della legione stava nel fatto di essere costituita unicamente da cittadini romani; non a caso la legione rappresentò a lungo l'immagine distintiva dell'Urbe stessa. Ogni legione aveva una propria fisionomia e, potremmo dire, un "carattere", ma tutte quante erano organizzate secondo un modello ben preciso, con un numero di organici che si aggirava intorno alle 5000 unità per legione: tutti questi milites erano divisi per cohortes (10 per ciascuna legione) e quindi per centuriae, dove un'unità di circa sessanta uomini rispondeva alle esortazioni e ai comandi impetuosi di un centurio e dei suoi aiutanti di campo, tra i quali spiccava l'optio, una sorta di "sergente maggiore" dei moderni eserciti.
Per il resto, tutti i legionari erano accomunati dal fatto di essere "soldati di truppa", con alcune distinzioni relative sia alla retribuzione, sia alle differenti mansioni ricoperte all'interno del campo legionario.
Qual' era l'abbigliamento e quale l'equipaggiamento del legionario nel I sec. d. C. ? Per cominciare, tutti indossavano una corta tunica fin sopra il ginocchio, generalmente di colore rosso (facile a realizzarsi grazie alla disponibilità di coloranti naturali), in lana o, eccezionalmente, in lino; le calzature per antonomasia erano le caligae, sandali costituiti da un unico pezzo di cuoio, dalle caratteristiche striscioline che giungevano sino alla caviglia. Per quanto concerne l'armamento notiamo invece una certa discrezionalità e libertà nella scelta del miles, eccezion fatta per alcuni elementi, diciamo così, "standard": ci riferiamo anzitutto al gladius, corta spada con lama tra i 40 e i 55 cm, con manico di legno o d'osso, portato al fianco destro tranne che dai centurioni e appeso alla cintura oppure al balteo; la cintura, ossia il cingulum, era l'elemento distintivo del soldato ("cingulum sumere": andare sotto le armi), spesso ornata di strisce di cuoio borchiate; il balteus era l'alternativa, o l'aggiunta, al cingulum, al quale appendere il gladius. Basilare era, inoltre, il pilum, il giavellotto pesante, un'arma da lancio costituita da un'asta in legno ed una in metallo terminante a punta, della lunghezza complessiva di circa 180 cm. Nell'addestramento giornaliero del legionario, molto tempo era dedicato al lancio del pilum, letale come arma a medio raggio, e alla scherma: le reclute e poi i legionari impiegavano un pesante gladio in legno, chiamato rudis e dirigevano i propri colpi, specialmente di punta, contro un palo in legno (palus) appositamente disposto nel campo d'addestramento e destinato a ricevere anche i pila scagliati con forza. Completavano l'armamento alcuni elementi indispensabili quali l'elmo, o cassis, con paraguance avvolgenti, paranuca ampio e tutt'uno con la calotta, spesso ornato con piume e crini; lo scutum, l'ampio scudo di forma rettangolare e ricurva, efficace strumento di difesa (e offesa) individuale, impiegato anche in manovre collettive quali la testudo; infine, ovviamente, l'armatura. Il tipo più diffuso alla fine del I sec. d. C. era indubbiamente la lorica segmentata, armatura composta da numerosi segmenti o lamine metalliche uniti tra loro da legacci in cuoio o borchie in metallo, che consentiva una notevole mobilità e garantiva maggior protezione dai colpi, soprattutto quelli di punta. Assai diffusa dall'età repubblicana, continuava poi ad essere notevolmente usata la lorica hamata, una vera e propria cotta di maglia del peso di circa 15 kg, costituita da migliaia di piccoli anelli in metallo. Assai facile da indossare, era però particolarmente pesante: si usava, perciò, un rinforzo sulle spalle per proteggerle dall'attrito; il cingulum consentiva di alleggerire ulteriormente il peso.
Ulteriori elementi distintivi del legionario erano il pugio, una sorta di pugnale con lama a foglia della lunghezza di circa 35 cm, e il sagum, il mantello militare, di forma rettangolare, in lana spessa, generalmente fissato sulla spalla destra con una fibula.
La centuria avanzava sul campo di battaglia in formazione manipolare (ossia a centurie affiancate); i legionari cominciano a battere ritmicamente i gladii contro gli scudi per incutere terrore negli avversari. Si levavano al cielo minacciose, cupe, urla di guerra; infine, ad un segnale di tromba prestabilito, la prima schiera iniziava ad avanzare e scagliava i pila contro il nemico: a questa azione poteva seguire una prima, efficace astuzia tattica dello schieramento manipolare: il murus. Si trattava di una formazione costituita da manipoli accostati che avanzavano compatti, premendo sull'avversario con un fronte abbastanza disteso; in questa maniera, lo spazio a disposizione diminuiva e i legionari potevano approfittarne sfruttando la capacità di azione delle loro armi corte. Ad un nuovo segnale sonoro, subentrava la cosiddetta mutatio, o aciei mutatio, cioè il "cambio della fila": un avvicendamento che le varie linee di legionari osservano per alternarsi nel combattimento, inteso come attacco compatto di una schiera, quindi per recuperare le forze e sostituire eventuali armi danneggiate.
Se la centuria fosse stata, invece, impegnata nell'assedio di una città, dove gran parte dello sforzo bellico si concentrava nella necessità di creare una breccia nelle mura nemiche ed evitare i pesanti attacchi dall'alto (olio bollente, frecce...), nulla sarebbe stato più efficace di una disposizione a testuggine (la famosa testudo). Esistevano vari tipi di testudo, ma la più conosciuta è senz'altro quella composta da una formazione quadrangolare di legionari disposti per file: gli uomini in prima linea e quelli in esterno, sui fianchi, sollevavano lo scudo ad altezza d'uomo per coprire tutto il gruppo che avanzava contro il nemico, mentre i milites delle file interne alzavano gli scudi sopra il capo. Ne risultava un impenetrabile forza corazzata semovente, che poteva giungere in sicurezza in prossimità di un muro o di un terrapieno e mutare forma ulteriormente per consentire ad altri legionari la scalata della fortificazione.

Il gruppo storico "Legio XXII" si pone come obiettivo principale la ricostruzione dell'attività militare di un corpo legionario romano nel corso dei primi secoli della nostra era, cercando di dedicare pari attenzione all'età repubblicana e quindi alle origini della legio stessa privilegiando le radici italiche locali, quindi focalizzandosi sul substrato umbro dell'esercito.
L'attenzione verso l'arte della guerra non limita però il nostro campo di interessi, che si estende necessariamente alla vita civile dell'età romana con tutti i suoi risvolti e aree di contatto materiali e concettuali nei riguardi dell'esercito. La Legio XXII Primigenia è in attività dal 2012, operando come gruppo autonomo all'interno dell'associazione culturale Hispellum; oltre all'impegno periodico e puntuale all'interno della manifestazione Hispellum, a cura del Comune di Spello nel mese di Agosto, la legione ha partecipato come gruppo storico a numerose rievocazioni storiche nel centro Italia, tra le quali Ricordiamo in primis il Natale di Roma (Aprile 2013).
articolo a cura di Andrea Cannucciari

 

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